"...IN EQUILIBRIO
Giovanni Viviani, insegnante di
Yoga Sadhana a Livorno, ma anche skipper per Gatti Corsari e Marozzini Travel, si è avvicinato alla vela da ragazzino per diletto e ci ha unito lo yoga per lavoro. "Sulla barca vengono affrontate alcune posture in modo dinamico - spiega Giovanni - per acquisire la consapevolezza del proprio corpo. In particolare si tratta di posizioni in piedi, per migliorare il senso dell'equilibrio. Gli asana completi, senza le limitazioni dovute al rollio della barca, vengono invece praticati a terra, in spiaggia verso sera, oppure, se ci sono le condizioni anche in acqua.". Meditazione e pranayama vengono affrontati sulla barca. Grazie allo yoga, da un lato si allena le mente a rimanere calma, dall'altro si rende il corpo flessibile, entrambi aspetti fondamentali per un velista. "Navigando - continua Giovanni - è fondamentale trovare una centratura del sé più profonda per poter governare la barca al meglio, ma anche il corpo deve essere reattivo e dinamico nelle manovre".
Yoga e vela sono dunque accomunati da un atteggiamento mentale rivolto alla calma. Lo yoga ha bisogno di tranquillità e, in mare, è più facile ritrovare quella pace interiore utile per una pratica ottimale. In più, immersi nell'ambiente naturale, tutte le sensazioni vengono amplificate: si raggiunge così una maggiore coscienza del proprio corpo che porta con sé un senso di grande serenità...
...CONTRO IL MAL DI MARE
Per combattere la nausea provocata dal rollio della barca, si possono utilizzare delle tecniche di pranayama che rilassano la parete addominale, e in particolare lo stomaco. Giovanni Viviani, skipper e insegnante di Yoga, propone un allungamento della fase espiratoria (rechaka) e dell'apnea a polmoni vuoti (bahir kumbhaka), con una ritrazione spontanea della muscolatura addominale che provoca una sorta di massaggio sull'addome. Con il piacevole effetto di far regredire la nausea, almeno quella di modesta entità. Dunque immaginiamoci coinvolti in una situazione del genere, si procede con una normale inspirazione (purka) seguita da un'espirazione prolungata durante la quale si contraggono i muscoli addominali. Segue una ritenzione del respiro purché piacevole, non faticosa, e infine si inspira nuovamente. Si continua così finché il sistema neurovegetativo risponde positivamente e la nausea diminuisce o scompare; in caso contrario occorre impegnarsi in qualche attività (come stare al timone o regolare le vele).
Altrettanto fastidioso del mal di mare è il mal di terra, ovvero quando si scende dalla barca e si sbanda, con una sgradevolissima sensazione di instabilità e timore di cadere. In tal caso, si procede con la stessa respirazione qui sopra..."
Estratto da Yoga Journal LUG/AGO 2007